La pulitura è una fase molto delicata per il ri...
a cura di Marco Giamello
Indagini scientifiche sulla facciata del Palazzo Pubblico di Siena
Le indagini preliminari al restauro, svolte dall’allora Istituto di Mineralogia e Petrografia dell’Università di Siena, iniziarono nel 1995 con lo studio del paramento in “pietra da torreâ€. Successivamente interessarono il settore in corrispondenza del cantiere studio dell’Istituto Centrale per il Restauro di Roma, dove erano presenti, oltre al paramento e ad elementi decorativi in laterizio, colonnette in marmo, stemmi e cornici in marmo e serpentinite.
Furono eseguite inoltre analisi di supporto durante l’intervento di restauro sull’intera facciata ed indagini archeometriche sulle malte di allettamento dei vari settori della facciata.
Risultati emersi
I dati più rilevanti emersi dalle indagini scientifiche, condotte secondo le metodologie già esposte per la facciata del Duomo di Siena, sono quelli relativi alla presenza di pellicole ad ossalati di calcio di varie tipologie, derivate da trattamenti, la cui distribuzione è legata sia al materiale di substrato sia alla collocazione architettonica.
Il ritrovamento dei trattamenti nella zona della trifora nascosta dalla sopraelevazione quattrocentesca della Cappella di Piazza ha consentito di riferire tali applicazioni al 1300.
I trattamenti del primo piano erano eseguiti con ocre rosse, arancioni e gialle, presenti in proporzioni diverse, talvolta con aggiunta di nero di carbone, il tutto legato da una sostanza organica (olio di lino, colla animale, o altro). Una mano finale, verosimilmente di solo olio di lino, veniva poi applicata su tutte le superfici.
Lo scopo era quello di uniformare cromaticamente il paramento in laterizio e di far risaltare, con diversi toni di rosso, tutti i diversi elementi decorativi e strutturali delle trifore, quali gli archi a sesto acuto, le cornici degli archi stessi, gli archetti trilobati, e gli altri elementi architettonici della facciata, come i peducci e le relative unghie.
Gli stemmi presenti nei timpani delle trifore, costituiti da marmo bianco venato e da serpentinite verde scura tendente al nero, erano anch’essi interessati da applicazioni di sostanze tendenti ad uniformarne ed esaltarne il colore: si ritrovano infatti sul marmo residui di biacca, e sulla serpentinite tracce che testimoniano applicazioni di olio di lino.
Infine anche il paramento in pietra da torre presentava trattamenti con ocre e nero di carbone tendenti ad uniformare la disomogeneità cromatica delle superfici.



