La riunione del Comitato Governativo...
a cura di Felicia Rotundo
Note storiche
Per comprendere il fascino della Valdorcia, riconosciuta patrimonio dell’umanità dell’UNESCO nel 2004, occorre fare alcune considerazioni di tipo storico.
Fin dal Medioevo la Val d’Orcia, attraversata dall’importante via Francigena, ha assunto la connotazione di zona di frontiera e di transito dei pellegrini verso Roma. A questo si deve la presenza di innumerevoli insediamenti, osterie, ospedali e stazioni di posta, che hanno svolto nel corso dei secoli funzione di assistenza e di accoglienza dei pellegrini e dei viaggiatori. Sono tuttora riconoscibili gli ospedali di Arcimbaldo, la mansione delle Briccole, l’osteria sul ponte dell’Orcia, e le stazioni di posta della Scala, della Poderina, di Ricorsi ed infine la Posta di Radicofani dovuta a Buontalenti. La via Francigena ha condizionato anche la nascita lungo il suo tracciato di strutture difensive come castelli e torri e di edifici di culto pievi e abbazie delle quali abbiamo importanti testimonianze.
Architetture e opere d’arte
Tutti e cinque i comuni della valle, San Quirico d’Orcia, Castiglion d’Orcia, Radicofani, Pienza e Montalcino sono contraddistinti da una alta concentrazione di architetture ed opere d’arte collocabili in prevalenza in epoca medievale (XI-XIV secolo) e rinascimentale (XV-XVI secolo). Oltre al pregio culturale dei centri maggiori della Val d’Orcia, la singolarità di questo territorio è costituita dalla presenza di innumerevoli borghi, talvolta fortificati, e di insediamenti sparsi sia civili sia di culto che nel loro insieme formano un reticolo di riferimenti storici, artistici, architettonici ed ambientali di eccezionale valore. Si segnalano a questo riguardo i borghi di Monticchiello, Corsignano, Castelluccio, Spedaletto, nel territorio di Pienza; Rocca d’Orcia, Campiglia d’Orcia, Ripa d’Orcia e il Vivo nel territorio di Castiglion d’Orcia; Vignoni e Bagno Vignoni nel territorio di San Quirico d’Orcia.
Tra gli insediamenti monastici particolare rilevanza rivestono i complessi di San Piero in Campo e Sant’Anna in Camprena, ricchi di testimonianze pittoriche, e, primariamente, la straordinaria abbazia di Sant’Antimo che sorge nel territorio comunale di Montalcino.
Un ruolo importante nel processo di trasformazione territoriale ebbe anche l’Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena che attraverso lasciti e donazioni, venne in possesso di vaste estensioni di terre lungo la Francigena e vi fondò la Grancia di Spedaletto, fattoria fortificata che amministrava con il sistema della mezzadria i numerosi poderi annessi e servì come modello di organizzazione fondiaria per la ricca borghesia cittadina che aveva investito i suoi capitali nell’acquisto di terre nella Val d’Orcia.
Il territorio e gli insediamenti
La particolare conformazione del territorio caratterizzato da dolci e sinuosi pendii deriva dalla secolare attività agricola dell’uomo che ha plasmato il terreno destinato soprattutto alla coltivazione dei cereali e per i pascoli di ovini.
La conduzione agricola si basava in modo estensivo e totale sul sistema della mezzadria che ha condizionato anche lo sviluppo di una particolare tipologia di insediamenti sparsi, i poderi, collegati inoltre fra loro da strade vicinali. Tali insediamenti documentano lo sviluppo di un’architettura rurale di grande valore e pregio. Le case rurali si modellano sui grandi esempi delle ville suburbane e richiamano le realizzazioni dei grandi architetti senesi come Baldassarre Peruzzi (1481-1536) o fiorentini come Bernardo Buontalenti (1536-1608). Costruiti in mattoni presentano in genere all’esterno grandi loggiati e le caratteristiche torri colombaie che servivano per l’allevamento dei colombi. Sono inoltre corredati di edifici annessi come fienili, rimesse per attrezzi agricoli, pollai, porcili, disposti attorno ad una corte chiusa che ha la sua giustificazione sia per la funzionalità sia per la difesa da incursioni o da saccheggi.
L’importanza di questi insediamenti è rappresentata soprattutto nell’avere conservato memoria fisica della loro origine e nell’avere mantenuto inalterata la rispondenza tra architettura e paesaggio naturale determinando una delle zone, la Val d’Orcia, tra le più suggestive della Toscana.
La Vald’Orcia raccoglie e realizza l’ideale del Rinascimento che ricercò la dimensione dell’uomo in rapporto alla natura e costituisce il necessario corollario della città di Pienza, realizzata da Pio II nella metà del Quattrocento.
Tra gli insediamenti monastici particolare rilevanza rivestono i complessi di San Piero in Campo e Sant’Anna in Camprena, ricchi di testimonianze pittoriche, e, primariamente, la straordinaria abbazia di Sant’Antimo che sorge nel territorio comunale di Montalcino.
Un ruolo importante nel processo di trasformazione territoriale ebbe anche l’Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena che attraverso lasciti e donazioni, venne in possesso di vaste estensioni di terre lungo la Francigena e vi fondò la Grancia di Spedaletto, fattoria fortificata che amministrava con il sistema della mezzadria i numerosi poderi annessi e servì come modello di organizzazione fondiaria per la ricca borghesia cittadina che aveva investito i suoi capitali nell’acquisto di terre nella Val d’Orcia.
Il territorio e gli insediamenti
La particolare conformazione del territorio caratterizzato da dolci e sinuosi pendii deriva dalla secolare attività agricola dell’uomo che ha plasmato il terreno destinato soprattutto alla coltivazione dei cereali e per i pascoli di ovini.
La conduzione agricola si basava in modo estensivo e totale sul sistema della mezzadria che ha condizionato anche lo sviluppo di una particolare tipologia di insediamenti sparsi, i poderi, collegati inoltre fra loro da strade vicinali. Tali insediamenti documentano lo sviluppo di un’architettura rurale di grande valore e pregio. Le case rurali si modellano sui grandi esempi delle ville suburbane e richiamano le realizzazioni dei grandi architetti senesi come Baldassarre Peruzzi (1481-1536) o fiorentini come Bernardo Buontalenti (1536-1608). Costruiti in mattoni presentano in genere all’esterno grandi loggiati e le caratteristiche torri colombaie che servivano per l’allevamento dei colombi. Sono inoltre corredati di edifici annessi come fienili, rimesse per attrezzi agricoli, pollai, porcili, disposti attorno ad una corte chiusa che ha la sua giustificazione sia per la funzionalità sia per la difesa da incursioni o da saccheggi.
L’importanza di questi insediamenti è rappresentata soprattutto nell’avere conservato memoria fisica della loro origine e nell’avere mantenuto inalterata la rispondenza tra architettura e paesaggio naturale determinando una delle zone, la Val d’Orcia, tra le più suggestive della Toscana.
La Vald’Orcia raccoglie e realizza l’ideale del Rinascimento che ricercò la dimensione dell’uomo in rapporto alla natura e costituisce il necessario corollario della città di Pienza, realizzata da Pio II nella metà del Quattrocento.



